Quotazione In Borsa Disinvestimento Ipo Sole 24 Ore Pwc

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Ovs, i grandi magazzini, scaldano i motori. Fineco, dal canto suo, ha depositato in Borsa Italiana la domanda di ammissione alla quotazione. Anima Holding invece solo qualche giorno fa ha debuttato, seppure in calo, a Piazza Affari.

Sullo stesso Aim Italia poi, nel 2014, sono sbarcate 5 società. Insomma, il ballo delle debuttanti è (per ora) tornato di moda. Una voglia di Borsa confermata dai dati sulle Ipo in giro per il mondo. Secondo Dealogic, nel primo trimestre dell'anno, sui listini di Europa, Asia e Usa ci sono stati 252 collocamenti, pari al controvalore complessivo di 35,4 miliardi di euro.
Un numero maggiore rispetto a quello del 2013 quando, nello stesso periodo, le matricole avevano raccolto 18,8 miliardi.

Il «la» alla danza delle matricole è arrivato, una volta tanto, dall'Europa. Nel Vecchio continente il valore dei collocamenti è balzato a 11,95 miliardi.

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Si tratta del dato (sul primo trimestre) più alto dal 2007 a oggi. Tanto che i 3 milioni di avvio 2009 sembrano appartenere a un'altra era geologica. I denari del mercato primario del 2014, peraltro, non sono «suddivisi» in molti debutti (46). Il che implica come le singole Ipo, in media, siano state in grado di raccogliere più che nel passato.


Fin qui il Vecchio continente: quale, però, la musica in Asia e Usa? Nei listini del Far East, compresa Tokyo, le matricole sono state di numerose (119). Il loro controvalore, tuttavia, è di poco superiore a quello dei collocamenti «made in Europe»: 12,74 miliardi.

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Con il che può desumersi la duplice considerazione: da un lato persiste l'esuberanza del mercato primario in Asia; e, dall'altro, è evidente che il valore medio delle singole operazioni non è così alto. Il doppio scenario è replicato a Wall Street? Solo in parte. Nei listini Usa, infatti, le Ipo sono state più numerose che in Europa (71) ma il loro controvalore è risultato inferiore (9,07 miliardi).
Quindi l'average size dei debutti è stato abbastanza limitata. Ciò detto, le medie aritmetiche raccontano parte della storia.

In tal senso deve ricordarsi, ad esempio, il debutto a New York di Santander Consumer Holding: il controvalore del collocamento è stato di 1,51 miliardi di euro. E non solo: l'Ipo a Hong Kong di Hk Electric Investment ha permesso di raggiungere i 2,29 miliardi.

Insomma, sia l'Asia che Wall Street hanno «goduto» delle matricole più rilevanti del trimestre. E proprio a New York, a breve, ci saranno importanti debutti. Un esempio?

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Il gruppo energetico Memorial Resource che punta a raccoglie 700 milioni di dollari. In attesa poi della «star» cinese: Alibaba.
Se queste non sono che alcune considerazioni su numeri e singole società, quali sono però i settori maggiormente coinvolti nella danza delle Ipo?

Analizzando le 30 matricole più rilevanti (a livello globale) salta fuori che il mondo delle vendite al dettaglio (anche online) ha pesato per circa un terzo.

Peraltro, secondo i dati di PwC, nella stessa Europa i servizi al consumo hanno fatto la parte del leone. Seguiti, poi, dal comparto finanziario e quello industriale. A Wall Street, invece, diverse big Ipo sono del settore dell'energia. E l'hi-tech?

Dual listing

È della partita. Negli Usa, oltre ai big data e i sistemi cloud, c'è stato il boom delle biotecnologie. Un trend che, però, ha messo «sul chi va là». L'affollamento di collocamenti, infatti, può essere il riflesso dell'esuberanza irrazionale tipica delle bolle.

Londra e Madrid regine delle Ipo. In Europa 53 neo quotate in 3 mesi

Proprio il Nasdaq biotech, dopo il massimo storico del 25 febbraio scorso, ha ritracciato di oltre il 18%. Si tratta di un rischio esteso alle Ipo nel loro complesso?
Molti esperti sono fiduciosi.

In Europa il livello di sottoscrizione delle offerte è buono. Inoltre, l'attività di venture capital e private equity ( 26% delle Ipo) è soddisfacente.

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Ciò detto, però, non può dimenticarsi che l'eccesso di liquidità ha agevolato il mercato primario. Così la volatilità dei flussi di capitale, magari a causa della Fed o di variabili geo-politiche (leggi Ucraina), potrebbe aumentare, inducendo maggiore selezione degli stessi collocamenti.

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Già, i collocamenti. Quale la situazione nel Belpaese?

Qui, al di là dei futuri sbarchi sull'Mta, l'Aim Italia, il mercato alternativo per le Pmi, ha mostrato una certa vivacità. Certo, le Ipo sono ridotte . «Seppure - sottolinea Franco Gaudenti, partner di EnVent - le dimensioni vanno aumentando».

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Nelle ultime due, infatti, si è arrivati intorno a 24 milioni cadauna. Al di là della raccolta, il maggiore interesse per l'Aim è comunque conseguenza della stretta creditizia alle imprese. Le aziende hanno un canale in più per reperire risorse. Fondi che, altrimenti, sarebbe difficile trovare.

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Ciò detto, il mercato rimane ancora limitato. In tal senso, seppure qualcosa si muova, sarebbe necessaria la presenza di investitori ad hoc. «Senza dimenticare - conclude Gaudenti - la creazione di un unico hub tra l'Aim italiano e quello londinese» che consenta il dual listing.
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TAG: Ipo, Europa, Borsa Italiana, Europe, Fed, Borsa di Milano, Nasdaq, Anima Holding, Franco Gaudenti, Ovs, Santander Consumer Holding, Asia, Wall Street, Borsa Valori, Stati Uniti d'America

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